Tipo 1 – Casalinga 40-50enne con una passione smodata per il design.

Se notate che il sottobicchiere non è perfettamente allineato sul tavolino di vetro con il piatto portacandele. Se curate gli accostamenti cromatici tra abiti, anche nella privacy della vostra cabina-armadio. Se avete regalato a vostro marito un nuovo portachiavi solo perché quello vecchio non faceva pendant con il tavolino dell’ingresso in stile minimalista. Allora capite di cosa stiamo parlando. Una porta invisibile risolve parecchi problemi estetici a chi ha scelto la religione del design. Per due ottimi motivi: la porta può essere decorata come la parete che la ospita, creando un colpo d’occhio di sicuro effetto; dietro una porta invisibile, tradizionale o scorrevole, si può nascondere tutto quello che non è possibile rendere esteticamente all’altezza del contesto. Cosa che può succedere anche ai perfezionisti integralisti.

Tipo 2 – Professionista, 30-40enne, che lavora in casa.

Negli ultimi anni gli home office stanno conoscendo un grande successo, sia perché il lavoro si è molto semplificato grazie a computer e connessioni in banda larga; sia perché per molti professionisti non avere spese per l’ufficio è un discreto vantaggio economico; sia per ragioni fiscali, perché in questo modo è possibile per una partita IVA scaricare parte delle spese fisse.
Ma a fronte di tanti vantaggi esiste anche qualche controindicazione. La prima e più importante è legata alla presenza di bambini in casa: è impossibile spiegare a un bambino da uno a cinque anni che papà o mamma devono lavorare e non possono dedicare attenzione al simpatico frugoletto. La seconda nasce dalla necessità di separare gli spazi domestici da quelli lavorativi, soprattutto in occasione di teleconferenze o lavori che necessitano concentrazione, come ad esempio quelli creativi. Separare una zona della casa con una porta invisibile, scorrevole o a battente, è la soluzione migliore sia da un punto di vista formale che pratico, avendo la possibilità, letteralmente, di celare la propria presenza a ospiti o utenti del resto dell’appartamento. Certo, se poi uno riesce anche a ricoprire internamente la porta con del materiale fonoassorbente allora si raggiunge il massimo.

Tipo 3 – Titolare di attività aperta al pubblico, 40-50enne, con spiccata sensibilità estetica.

Molte attività commerciali ormai puntano non tanto sulla qualità dei prodotti offerti ma sull’esperienza estetica, sull’atmosfera che si riesce a creare e a far vivere ai propri clienti. Eppure ogni locale ha necessità di avere spazi nn accessibili al pubblico i cui accessi però devono essere integrati nello stile di design complessivo del posto. Con una o più porte invisibili, tradizionali a battente oppure a scomparsa, è possibile creare questi accessi senza rovinare l’effetto complessivo. Certo, poi bisogna ricordarsi di avvertire i propri dipendenti di dove si trovano e di come fare per aprirle.

Tipo 4 – Professionista, 50-60enne, non molto amante dell’ordine.

Figura diametralmente opposta rispetto alla casalinga del tipo 1, qui la sensibilità estetico-formale è ridotta quasi zero, ma si ha realmente bisogno di una stanza degli orrori dove poter nascondere tutto il caos e tutti gli ammennicoli necessari alla quotidiana attività della professione. Perché purtroppo ogni tanto bisogna ricevere clienti o fornitori e lasciare in vista tutto quel disordine non sarebbe una cosa carina. In questo caso una porta invisibile è la soluzione perfetta per salvare le apparenze e mantenere un’immagine pubblica di grande ordine e ottima organizzazione. L’esperienza insegna però che bisogna fare attenzione ad utilizzare la tecnica della caos room, perdere il controllo della situazione e farla diventare una giungla di scartoffie, cavi ethernet e vecchi computer è un attimo.